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Porziuncola
LA CAPPELLA DELLA PORZIUNCOLA
"Qui ebbe inizio l'Ordine dei Minori
e qui su solido fondamento
si sviluppò bella e numerosa la sua fraternità.
Francesco amò il luogo
della Porziuncola
più d'ogni altro e raccomandò ai frati
di amarlo di speciale predilezione."
(2 Cel 18/608)
La struttura - La Cappella della Porziuncola, pur avendo subìto nei secoli vari rimaneggiamenti, mantiene ancora oggi l'aspetto originario.
La struttura ricalca quell'impianto tipico delle strutture benedettine nello stile romanico umbro. La Porziuncola è una semplice costruzione rettangolare di circa nove metri di lunghezza e quattro di larghezza, con tetto a spioventi e porta con arco a tutto sesto, semplice e rozza, in sasso policromo del Subasio. L’interno ha la forma di aula absidata, coperta da una volta in muratura di sezione ogivale, forse risalente al restauro di san Francesco.
Presenta un'abside semicircolare che la chiude a Nord, e una facciata a capanna sulla cui sommità spicca un'edicola di stile gotico.
La facciata – L’edicola neogotica sulla sommità, che rimpiazzò forse il primitivo campaniletto a vela, è stata rifatta dopo il terremoto del 1832. Nell'edicola trova posto la copia di una statua in marmo raffigurante la Beata Vergine Maria in atto di allattare il Bambino (la "Madonna del Latte", il cui originale è attualmente conservato all'interno del Museo della Porziuncola, raffinata scultura di scuola senese del Trecento).
Nella cuspide della facciata, si trova il pregevole affresco del pittore Nazareno Friedrich Overbeck di Lubecca, raffigurante San Francesco genuflesso ai piedi di Gesù Cristo e della Vergine, in atto di chiedere l'Indulgenza del "Perdono". Con un recupero di modelli rinascimentali umbri, il pittore ha riproposto la tradizionale iconografia del perdono di Assisi. L'opera, eseguita nel 1829, sostituisce un affresco del pittore assisano Girolamo Martelli (1639) sovrapposto ad un precedente dipinto di Niccolò di Liberatore (1492), di cui parla Vasari e che è riprodotto nelle storie del Perdono della cappellina delle Rose.
Sotto il dipinto e al di sopra del portale spiccano le parole in latino di san Francesco: HIC EST PORTA VITAE AETERNAE ("Questa è la porta della vita eterna"), riferite alla Porziuncola; mentre sulla soglia è scritto: HIC LOCUS SANCTUS EST ("Questo luogo è santo"). Ambedue ricordano come Francesco ha sentito e considerato questa chiesa come un pezzo di Paradiso in terra e quindi degna di ogni amore, onore e venerazione.
Nella ghiera del portale è ricordata l’indulgenza plenaria del Perdono: PETITIONEM TUAM FRANCISE ADMITTO. Le imposte in legno intagliato sono della metà del sec. XV.
L’interno - L'interno della Porziuncola conserva tutta la freschezza della primitiva austerità e semplicità francescana. Si accede alla cappella attraverso una porta dai battenti trecenteschi; lo spazio interno, coperto da un'alta volta a botte a sesto acuto è caratterizzato da un forte verticalismo che sembra ampliare le pur ridotte dimensioni.
Le volte annerite, le pareti sobrie con tracce di affreschi del XIV sec., creano un ambiente suggestivo che invita al raccoglimento e alla preghiera.
Le pietre rozzamente squadrate sembrano ricordare la mano inesperta del giovane restauratore Francesco. Anche se non si sa con esattezza che cosa Francesco vi abbia fatto, tuttavia non è difficile capirne i piccoli lavori di restauro e di sostegno.
L'opera artistica più antica e più preziosa della Porziuncola è la grande icone, posta al di sopra dell'altare. Essa è un dipinto su tavola a fondo dorato e occupa tutta l'ogiva della cappella, seguendo nella sagoma il profilo della volta.
L'autore, Prete Ilario da Viterbo, che la dipinse nel 1393, ispirandosi al racconto dell'Indulgenza, vi ha rappresentato l'Annunciazione e storie del Perdono: in basso, a destra di chi guarda, San Francesco nudo tra le spine, per vincere il diavolo tentatore; più in alto, il Santo, che viene accompagnato da due Angeli alla Porziuncola; sulla sommità, Gesù Cristo e la Vergine in trono circondati da teorie di Angeli, e San Francesco genuflesso che implora l'Indulgenza; a sinistra, scendendo, San Francesco dinnanzi al papa implorante la conferma dell'Indulgenza; in basso, San Francesco che promulga l'Indulgenza con i sette Vescovi dell'Umbria; nel centro, l'Annunciazione. Altri affreschi trecenteschi e quattrocenteschi, con volti di apostoli ed evangelisti e una pietà oltre a decorazioni varie sono nella volta e nei lati destro e sinistro del minuscolo presbiterio, in alto, ma molto consunti e quasi irriconoscibili.
Si esce dalla cappella da una porta laterale a destra.
Il fianco esterno destro - Sul fianco destro della chiesina, all'esterno, un'iscrizione del XIII secolo ricorda la data della morte del beato Pietro di Catanio, secondo dei compagni di Francesco (dopo Bernardo da Quintavalle) e primo vicario dell’Ordine che, reduce dalla Terra Santa, morì il 10 Marzo 1221, pochi giorni prima dell'inizio del Capitolo della Pentecoste, e proprio presso la Porziuncola fu sepolto. Il testo in latino dice: "Nell'anno del Signore 1221 il corpo di Frate Pietro di Catanio che qui riposa, passò al Signore. Il Signore benedica la sua anima. Amen".
Sulla stessa parete rimangono tracce di due affreschi quattrocenteschi, che ornavano gli altari addossati alla cappella. A sinistra è una Maestà (Madonna col Bambino in trono) tra san Francesco e san Bernardino da Siena, interessante opera di un maestro perugino della metà del Quattrocento, sotto l’influsso dell’Angelico; a destra un san Bernardino frammentario (volto), attribuibile a Matteo da Gualdo.
La parete absidale esterna - Assai pregevole, pur se mutilo, è l'affresco che si ammira sopra la piccola abside esterna della chiesina (sul lato posteriore), raffigurante la Crocifissione, opera erroneamente attribuita a Andrea di Aloigi di Apollonio da Assisi (uno tra i primi allievi del Perugino), detto l'Ingegno, eseguita intorno al 1486. Il capolavoro fu pesantemente ridipinto e integrato dal pittore umbro Luigi Castelletti nel 1830 quando venne scoperto sotto uno strato di calce. Esso occupava tutta la parete di fondo del coro dei frati, costruito dietro la Porziuncola nel 1485 e abbattuto nel 1569 per far posto alla basilica alessiana.
I restauri del 1998 hanno permesso di attribuire con certezza, che la Crocifissione è opera del maggiore pittore umbro: Pietro Vannucci detto "Il Perugino", che ha operato tra il XV e XVI secolo. Dell'esistenza di quest'opera si era a conoscenza grazie alla citazione che ne fa il Vasari, il quale ricorda che il maestro lavorò molto nel contado di Perugia "...particolarmente in Ascesi a Santa Maria degli Angeli, dove a fresco fece nel muro, dietro alla cappella della Madonna che risponde nel coro de' frati, un Cristo in croce con molte figure". Della grandiosa Crocifissione, che ha campeggiato per tanti decenni nel cappellone del Coro antico, rimane soltanto parte della zona basamentale del dipinto con le figure della Vergine Maria, le pie donne, alcuni cavalieri e San Francesco aggrappato alla croce di Gesù. La parte superiore venne distrutta quando, nel secolo XVI, fu demolito il coro alto che era sopra la Porziuncola.