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Porziuncola
LA CAPPELLA DELLA PORZIUNCOLA
"Qui ebbe inizio l'Ordine dei Minori
e qui su solido fondamento
si sviluppò bella e numerosa la sua fraternità.
Francesco amò il luogo
della Porziuncola
più d'ogni altro e raccomandò ai frati
di amarlo di speciale predilezione."
(2 Cel 18/608)
STRUTTURA ED ESTERNO DELLA PORZIUNCOLA
La Cappella della Porziuncola, pur avendo subìto nei secoli vari rimaneggiamenti, mantiene ancora oggi l'aspetto originario.
La struttura ricalca quell'impianto tipico delle strutture benedettine nello stile romanico umbro; è una costruzione rettangolare di circa nove metri di lunghezza e quattro di larghezza, semplice e rozza, in sasso policromo del Subasio.
Presenta un'abside semicircolare che la chiude a Nord, e una facciata a capanna sulla cui sommità spicca un'edicola di stile gotico, là collocata in epoca imprecisata, che rimpiazzò, forse, il primitivo campaniletto. Nell'edicola trova posto la copia di una statua in marmo raffigurante la Beata Vergine Maria in atto di allattare il Bambino (la "Madonna del Latte", il cui originale è attualmente conservato all'interno del Museo della Porziuncola, raffinata scultura di scuola senese del Trecento).
Nella cuspide della facciata, si trova il pregevole affresco di Friedrich Overbeck di Lubecca, raffigurante San Francesco genuflesso ai piedi di Gesù Cristo e della Vergine, in atto di chiedere l'Indulgenza del "Perdono". L'opera, eseguita nel 1829, sostituì gli affreschi eseguiti nel 1639 dal pittore assisano Girolamo Martelli.
Al di sopra del portale una scritta latina dice "HIC EST PORTA VITAE AETERNAE" ("Questa è la porta della vita eterna"), mentre un'altra sulla soglia dice: "HIC LOCUS SANCTUS EST" ("Questo luogo è santo"). Ambedue ricordano come Francesco ha sentito e considerato questa chiesa come un pezzo di Paradiso in terra e quindi degna di ogni amore, onore e venerazione.
Sul fianco destro della chiesina, all'esterno, rimangono tracce di due affreschi quattrocenteschi di ignoto autore umbro con influsso senese, raffiguranti la Madonna col Bambino in trono tra i Santi Francesco e Bernardino da Siena, ed un volto ancora di San Bernardino. Sempre sulla parete destra un'iscrizione del XIII secolo ricorda la data della morte del beato Pietro di Catanio, secondo dei compagni di Francesco (dopo Bernardo da Quintavalle) e suo primo vicario che, reduce dalla Terra Santa, morì il 10 Marzo 1221, pochi giorni prima dell'inizio del Capitolo della Pentecoste, e proprio presso la Porziuncola fu sepolto. Il testo in latino dice: "Nell'anno del Signore 1221 il corpo di Frate Pietro di Catanio che qui riposa, passò al Signore. Il Signore benedica la sua anima. Amen".
Assai pregevole, pur se mutilo, è l'affresco che si ammira sopra la piccola abside esterna della chiesina (sul lato posteriore), raffigurante la Crocifissione, opera erroneamente attribuita a Andrea di Aloigi di Apollonio da Assisi (uno tra i primi allievi del Perugino), detto l'Ingegno, eseguita intorno al 1486 e restaurata nel 1830 dal pittore umbro Luigi Castelletti. I restauri del 1998 hanno permesso di attribuire con certezza, che la Crocifissione è opera del maggiore pittore umbro: Pietro Vannucci detto "Il Perugino", che ha operato tra il XV e XVI secolo. Dell'esistenza di quest'opera si era a conoscenza grazie alla citazione che ne fa il Vasari, il quale ricorda che il maestro lavorò molto nel contado di Perugia "...particolarmente in Ascesi a Santa Maria degli Angeli, dove a fresco fece nel muro, dietro alla cappella della Madonna che risponde nel coro de' frati, un Cristo in croce con molte figure". Della grandiosa Crocifissione, che ha campeggiato per tanti decenni nel cappellone del Coro antico, rimane soltanto parte della zona basamentale del dipinto con le figure della Vergine Maria, le pie donne, alcuni cavalieri e San Francesco aggrappato alla croce di Gesù. La parte superiore venne distrutta quando, nel secolo XVI, fu demolito il coro alto che era sopra la Porziuncola.
MADONNA DEL LATTE
INTERNO DELLA PORZIUNCOLA
L'interno della Porziuncola conserva tutta la freschezza della primitiva austerità francescana. Si accede alla cappella attraverso una porta dai battenti trecenteschi; lo spazio interno, coperto da un'alta volta a botte a sesto acuto è caratterizzato da un forte verticalismo che sembra ampliare le pur ridotte dimensioni.
Le volte annerite, le pareti sobrie con tracce di affreschi del XIV sec., creano un ambiente suggestivo che invita alla preghiera.
Le pietre rozzamente squadrate sembrano ricordare la mano inesperta del giovane restauratore Francesco. Anche se non si sa con esattezza che cosa Francesco vi abbia fatto, tuttavia non è difficile capirne i piccoli lavori di restauro e di sostegno.
L'opera artistica più antica e più preziosa della Porziuncola è la grande icone, posta al di sopra dell'altare. Essa è un dipinto su tavola a fondo dorato e occupa tutta l'ogiva della cappella, seguendo nella sagoma il profilo della volta.
L'autore, Prete Ilario da Viterbo, che la dipinse nel 1393, ispirandosi al racconto dell'Indulgenza, vi ha rappresentato l'Annunciazione e storie del Perdono: in basso, a destra di chi guarda, San Francesco nudo tra le spine, per vincere il diavolo tentatore; più in alto, il Santo, che viene accompagnato da due Angeli alla Porziuncola; sulla sommità, Gesù Cristo e la Vergine in trono circondati da teorie di Angeli, e San Francesco genuflesso che implora l'Indulgenza; a sinistra, scendendo, San Francesco dinnanzi al papa implorante la conferma dell'Indulgenza; in basso, San Francesco che promulga l'Indulgenza con i sette Vescovi dell'Umbria; nel centro, l'Annunciazione.
Altri affreschi trecenteschi e quattrocenteschi, con volti di apostoli ed evangelisti e una pietà oltre a decorazioni varie sono nella volta e nei lati destro e sinistro del minuscolo presbiterio, in alto, ma molto consunti e quasi irriconoscibili.