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Pala di Prete Ilario da Viterbo
IL MISTERO DELL'ANNUNCIAZIONE
Maria di Nazareth è regalmente seduta su un trono e regge con la mano sinistra il libro della Scrittura, mentre l'Angelo Gabriele le rivela che è stata chiamata da Dio a diventare Madre del Figlio suo. I tre gigli, ben visibili tra l'Arcangelo e la Vergine, alludono alla verginità di Maria prima, durante e dopo la nascita di Gesù.
In alto, il Padre Eterno, dal manto azzurro e dalla tunica rossa, circondato da sei serafini, con la mano destra benedice l'umile fanciulla di Nazareth e posa la sinistra sulle tavole della Legge, della quale questo mistero è il compimento e la perfezione.
L'Altissimo Padre celeste, per mezzo del santo suo angelo Gabriele. annunciò questo Verbo del Padre, così degno, così santo e glorioso, nel grembo della santa e gloriosa Vergine Maria, e dal grembo di ler ricevette la vera carne della nostra umana fragilità.
Lui, che era ricco sopra ogni altra cosa, volle scegliere in questo mondo, insieme alla beatissima Vergine, sua madre, la povertà.
LETTERA AI FEDELI, FF 181-182
L'ANGELO
L'Arcangelo Gabriele, messaggero dei grandi annunci - biondo, leggiadro, adolescente - indossa un manto viola chiaro, ornato di piccole croci bianche che assomigliano a gigli incrociati.
Sul petto gli scende una stola sacerdotale color fuoco e fiamma.
L'angelo è rappresentato a destra, genuflesso dinanzi alla Madre di Dio in segno di venerazione e pare avanzare verso la vergine, che rimane il personaggio principale del quadro.
Il Santo Francesco venerava col più grande affetto gli angeli. Dobbiamo venerare - diceva - questi compagni che ci seguono ovunque e allo stesso modo invocarli come custodi. Insegnaca che non si deve offendere il loro sguardo, nè osare alla loro presenza ciò che non si farebbe davanti agli uomini. E proprio perché in coro si salmeggia davanti agli angeli, voleva che tutti quelli che potevano si radunassero nell'oratorio e li salmeggiassero con devozione.
DALLA VITA SECONDA DI TOMMASO DA CELANO, FF 785
MARIA
Il pittore, come nella versione bizantina, mostra la Vergine seduta di fronte all'Arcangelo, immobile in atteggiamento pieno di nobiltà, con lo sguardo pensieroso: la scena è ricca di ieratica solennità.
Il giglio bianco, per il suo colore, è simbolo di purezza.
I tre gigli inseriti nel vaso, indicano la verginità perpetua di Maria: prima, durante e dopo il parto.
La presenza della coloma è segno dell'azione dello Spirito che accoglie la Vergine sotto la propria ombra.
Circondava di un amore indicibile la Madre di Gesù, perché aveva reso nostro fratello il Signore della Maestà. A suo onore cantava lodi particolari, innalzava preghiere, offriva affetti tanti e tali che lingua umana non potrebbe esprimere. Ma ciò che maggiormente riempie di gioia, la costituì avvocata dell'Ordine e pose sotto le sue ali i figli, che egli stava per lasciare, perché vi trovassero calore e protezione sino alla fine.
DALLA VITA SECONDA DI TOMMASO DA CELANO, FF 786
In quest'opera veniva fissata un'iconografia della Vergine diversa da quella dell'Assunta cui la Porziuncola era originariamente dedicata. Per Maria si operava quindi una progressiva umanizzazione della sua figura, evidenzandone il ruolo di donna e di madre, rispetto alla regalità e solennità del mistero della sua Assunzione al cielo.
Francesco ebbe una singolare comprensione del ruolo di Maria nella storia della salvezza. Pervaso da spirito cavalleresco, "circondava di amore indicibile la Madre di Gesù perché aveva reso nostro fratello il Signore della maestà" (2 Cel 198; FF 786). Nella sua lettura simbolica della realtà, l'edificio stesso della Porziuncola fu per Francesco icona di Maria. Egli infatti percepì questo luogo non solo come "porzione" di mondo affidatagli da Dio per servirlo, ma anche come figura stessa della Vergine, "porzione" eletta e santa di umanità, scelta dal Padre per l'incarnazione del Verbo. Il richiamo a questa immagine di Maria sembra trovare riscontro anche nel saluto che il Santo era solito rivolgerLe: "Ave suo palazzo, Ave sua tenda, Ave sua casa, Ave suo vestimento, Ave sua ancella, Ave sua madre" (FF 259).